>

Il substrato di cultura delle piante succulente - La Casa delle Grasse

La Casa delle Grasse
la passione per le piante succulente
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il substrato di cultura delle piante succulente

Coltivazione


Il substrato di coltivazione per una pianta assolve a diverse importanti funzioni: costituisce il supporto compatto, fornisce l'acqua e fornisce il nutrimento. Fatta questa premessa, per decidere in quale substrato coltivare le piante succulente, occorre analizzare il terreno tipo ove vegetano la maggior parte delle piante succulente. La maggior parte delle piante succulente provengono da aree desertiche, o comunque aride. Sono terre nelle quali normalmente la penuria di umidità non consente ai materiali organici superficiali di trasformarsi rapidamente in sostanza organica rendendo i terreni, generalmente, poveri di humus. Inoltre, le precipitazioni limitate, unite ad una forte evaporazione superficiale, fanno sì che i sali minerali si concentrino nei primi centimetri di terra.
E' bene tuttavia osservare come, in natura, le piante succulente vivano in terreni di varia composizione, dai terreni sabbiosi, ai terreni argillosi, ai terreni ricchi di lava fino a terreni ricchi di gesso o salini. E' per questo che molti coltivatori tentano di riprodurre il terreno di origine ritenendo che in tal modo la pianta viva meglio e mantenga caratteristiche più simili a quelle delle piante nel loro habitat di origine. Deve però osservarsi che talvolta una stessa specie vive in luoghi diversi e questi terreni possono presentare caratteristiche diverse per composizione, acidità, ecc..
Basandoci sulla nostra esperienza riteniamo che generalmente le piante succulente possono crescere bene su molti substrati e non occorre necessariamente riprodurre il terreno della zona di provenienza della pianta. Infatti, talvolta vediamo piante succulente coltivate in modo industriale crescere benissimo e rapidamente anche su terreni quasi esclusivamente organici.
E' tuttavia preferibile, per tentare di mantenere il più possibile le caratteristiche naturali della specie utilizzare terricci ben drenati e non troppo ricchi di materia organica. Un buon substrato
deve consentire una buona areazione dell'apparato radicale (un substrato troppo ricco di terreno argilloso creerebbe un pericoloso terreno asfittico); essere ben drenato in modo da evitare il ristagno di acqua ed il conseguente marciume ed allo stesso tempo deve garantire la conservazione dell'umidità.

I materiali inerti hanno fra le varie caratteristiche importanti per una vita sana delle piante succulente quella della loro sterilità che li rende inattaccabili da insetti, muffe, funghi ed evitano l'eccessivo compattamento del terriccio, che spesso, provoca il soffocamento delle radici. L’utilizzo di materiali drenanti infatti, garantisce il corretto flusso di ossigeno all’interno del vaso, permettendo una corretta aerazione e permettono un drenaggio delle acque stabile ed equilibrato, evitando i ristagni idrici, tanto temuti e tanto nocivi per la salute delle piante succulente. La pianta sarà in tal modo più robusta e dovremo effettuare ridotti trattamenti fitosanitari. La pianta sarà anche meno sensibile agli attacchi di parassiti e saranno certamente più facili i rinvasi con la possibilità di cambiare completamente il 'pane' di terra.

Come terriccio base può essere utilizzato il seguente substrato di coltivazione:

  • 1 parte di lapillo rosso di piccola dimensione (ca. 3 mm di diametro)

  • 1 parte di pomice tritata con granuli di piccola dimensione (ca. 3 mm di diametro)

  • 1 parte di buon terriccio torboso macinato fine (evitare terricci non ben decomposti e di basso valore commerciale).

Il terriccio sopradescritto è sicuramente un terriccio ben drenato e consente una buona aerazione alle radici e facilita le operazioni di rinvaso e di cambio del terriccio. Durante questa operazione potremo liberare con facilità dal terriccio le radici della pianta dal terreno  senza apportare danni all'apparato radicale. Questa tipologia di substrato inoltre si dimostra anche ottima per prevenire marciumi letali consentendo all'acqua di non ristagnare nel terreno e garantendo, all stesso tempo, una buona ossigenazione delle radici.

Ariocarpus kotschoubeyanus (Lemaire ex K. Schumann) K. Schumann in habitat
Ariocarpus cofusus Halda et Horáèek in un habitat in Nuevo Leon in Messico
Ariocarpus cofusus Halda et Horáèek nel suo areale ad Aramberri nello stato di Nuevo Leon in Messico
Aztekium ritteri (Boed.) Boed. in habitat
Questo tipo di terreno può essere utilizzato praticamente per tutte le cactaceae, mentre per le piante succulente di norma può essere aggiunta una parte in più di terriccio torboso.
I materiali del composto base possono essere facilmente reperiti presso alcuni vivaisti specializzati. Se non li trovate, non disperate, come abbiamo detto le piante grasse di solito crescono agevolmente su substrati diversi.
Il terriccio base può essere preparato a partire da un buon terriccio torboso fine con l'aggiunta di sabbia grossolana di fiume. Evitate assolutamente l'uso di sabbie marine che potrebbero danneggiare la maggior parte delle specie per la presenza di sale, ma fate attenzione anche all'utilizzo di terra non sterilizzata. Se non trovate lapillo o pomice cercate la perlite espansa, è un materiale inerte che fornisce ottimi risultati per essere miscelato al terriccio torboso con buona caratteristiche funzionali e può essere reperita presso alcuni vivaisti. Potete anche sostituire parte dei materiali inerti con zeolite che, sebbene più costosa, conferisce caratteristiche molto interessanti per la coltivazione delle piante grasse.
Occorre evidenziare tuttavia che alcune specie richiedono un terreno più ricco di humus, altre gradiscono e prosperao meglio se coltivate su un substrato con l'aggiunta di gesso (es. Ariocarpus), altre gradiscono l'aggiunta di argilla, altre ancora gradiscono un terreno calcareo, e così via. Possiamo inoltre aggiungere al substrato e miscelare ad esso piccole percentuali di concimi naturali a lenta cessione quali ad esempio la cornunghia oppure la leonardite. Per approfondire la conoscenza dei substrati per le varie specie vi suggeriamo di visitare l'interessante sito di Elio d'Arcangeli.
Ferocactus sp. in habitat - Immagine di Bureau of Land Management http://www.blm.gov/
Terriccio base per cactaceae
Lapillo vulcanico
Pomice
Perlite
Terriccio torboso fine

Materiali

Lapillo vulcanico
Il lapillo vulcanico è un minerale magmatico effusivo naturale del pleistocene che non viene  sottoposto nessun tipo di trasformazione. E' un prodotto che possiede un'elevata superficie a forma alveolare a cellule aperte con una elevata porosità (40-60% rispetto al volume), ha un pH neutro ed una elevata resistenza alla alte temperatura. Il lapillo inoltre è un materiale chimicamente inerte, insolubile, atossico ed esente da silice cristallina. E' inoltre privo di minerali argillosi facendo sì che non presenti il fenomeno della plasticizzazione. E' inoltre, in conseguenza della struttura cellulare dotato di ottima traspirabilità ed isolamento termico.

Pomice
La pomice è un prodotto di eruzioni vulcaniche esplosive formatesi a seguito di una violenta espansione dei gas dissolti in lave di composizione chimica acida. Il rapido raffreddamento della roccia, ha impedito la cristallizzazione della stessa, intrappolando all’interno i gas e generando dei minerali alveolari espansi in maniera più o meno accentuata. In fase di solidificazione infatti, i vapori presenti nel magma, improvvisamente rilasciati, hanno provocato il rigonfiamento dell’intera massa del magma ed è durante questa rapida fase di raffreddamento che si sono determinate le differenze nella struttura fisica dei vari inerti vulcanici. Il magma che ha originato la pomice era costituito da minerali di composizione chimica tale da permettere ai gas disciolti all’interno di espandersi molto rapidamente, così da formare una sorta di schiuma. Il rapido raffreddamento successivo della lava ha determinato il repentino solidificarsi della parte liquida intorno alle bolle di gas generando l’aspetto di schiuma vetrosa della pomice. L’interno della roccia infatti è costituita da un’enorme quantità di canalicoli di diametro medio molto piccolo intercomunicanti fra loro e con l’esterno. Il risultato è un materiale particolarmente leggero che mantiene e regola la giusta umidità del terreno in estate e protegge le piante dal gelo durante l'inverno per la caratteristica dell'ottima traspirabilità determinata dalla struttura cellulare porosa. E' ottima anche per il suo ph sostanzialmente neutro (6,5-7).

Perlite
La perlite è una varietà di roccia vulcanica effusiva compresa nella gamma delle rioliti e delle daciti. La sua proprietà saliente è la capacità di espandersi sino a venti volte rispetto al suo volume originario. E' in prodotto inorganico, stabile e chimicamente inerte. Il suo PH è compreso tra 6,5 e 7,5. La roccia vulcanica utilizzata per la produzione di perlite espansa ha colori variabili. Quella che viene utilizzata è la roccia espansa. La roccia viene sottoposta a temperature tra gli 850 ed i 1.000 °C. In tal modo l'acqua contenuta nella roccia si dissocia e si trasforma in vapore gonfiando le pareti vetrose circostanti ed aumentando così il volume del granulo stesso. Il processo che si è creato è irreversibile e crea delle microcavità che conferiscono alla perlite espansa uno straordinario potere isolante. La perlite espansa è sempre di colore bianco. La perlite espansa è interessante per il coltivatore di piante succulente per le caratteristiche di Ph, praticamente neutro, per la presenza di macropori che consentono una ottima velocità di evaporazione dell'umidità nonchè una elevata traspirabilità, attivata dalla porosità stessa. Inoltre come abbiamo detto la perlite espansa per la caratteristica struttura cellolare, anche in presenza di umidità, mantiene elevate proprietà di isolamento termico. A noi tuttavia non piace utilizzarla in quantità per l'antiestetico colore bianco dei granuli nel terriccio.

Sabbia
La sabbia silicea è una roccia sedimentaria clastica sciolta che deriva  dall'erosione di altre rocce tra le quali l'arenaria ed è formata da silicati e quarzi. La sabbia è formata da granuli di dimensioni varie, comunque inferiori a due mmillimetri. La sabbia per l'elevata permeabilità di un suolo sabbioso favorisce la coltivazione di quelle colture che soffrono di un eccessivo ristagno dell'acqua e pertanto può essere proficuamente utilizzata in un terriccio per cactaceae e per piante succulente in modo da evitare ristagni idrici. E' opportuno tuttavia utilizzare sabbie non troppo fini e non utilizzare sabbie provenienti da ambienti marini che contengono quantità di sali che non consentirebbero una crescita ottimale delle piante.

Zeolite
Il termine zeolite è utilizzato pe rindicare 52 specie mineralogiche differenti caratterizzate dall’avere una struttura molto aperta, con cavità che variano dal 30% al 50% del volume del minerale e dalla presenza di canali che collegano tra di loro le cavità del minerale e l’esterno del cristallo. L'aggiunta ai substrati di cultura di zeolite consente fra le altre proprietà la lenta cessione dei componenti nutritivi del terreno quali (azoto ammoniacale e potassio) in modo lento e graduale, aumenta la ritenzione idrica, il grado di aerazione del terreno e la sua permeabilità. Caratteristica delle zeoliti é quella di rendere reversibile all'infinito il processo di disidratazione-reidratazione e di attenuare i picchi positivi e negativi del grado di umidità e della temperatura ambientale.

Akadama

L'akadama è un'argilla di origine vulcanica prodotta in Giappone. L'akadama viene raccolta e asciugata, riscaldata per rimuovere organismi e parassiti, infine prodotta in diverse granulometrie. Viene usata principalmente in campo bonsaistico ma può essere utilizzata, per aggiungere una componente di argilla al terriccio base. E' utile per esempio aggiungerla al terriccio sul quale coltivare ariocarpus. L'akadama ha caratteristiche importanti in quanto contiene grandi quantità di minerali, fornisce il giusto equilibrio di acqua, aria e sostanze nutritive trattenendo a lungo l'acqua senza tenere troppo umide le radici. Inoltre ha un Ph sostanzialmente neutro. E' tuttavia un prodotto che raramente viene utilizzato anche per l'elevato costo. Non è in ogni caso necessaria in tutti i tipi di piante succulente.

Cornunghia

La cornunghia è un fertilizzante organico, ammendante naturale del terreno ottenuto dall'essiccazione e dalla torrefazione di corna e unghie residui della lavorazione industriale della carne. Il processo produttivo ne aumenta il contenuto di azoto del terreno cedendolo molto lentamente e prevenendo la formazione di muffe e funghi. La cornunghia può essere miscelata al substrato di cultura in dosi variabili a seconda del tipo di pianta.

Leonardite

La leonardite è prodotto di fossile derivato dalla decomposizione minerale della vegetazione che si è formata nel periodo carbonifero.  Il processo di fossilizzazione ha trasformato i resti vegetali in carbonio ed acidi organici. La leonardite é pertanto un ottimo ammendante del substrato di cultura consentendone il miglioramento delle caratteristiche chimico consentendo di assorbire meglio i nutrienti alle piante.



Per concludere .....
Non esiste un solo tipo di terriccio per le piante succulente, la composizione viene dettata dall'esperienza e dalle conoscenze del coltivatore, ma occorre però tenere in considerazione, nella scelta del substrato di cultura, di alcuni elementi chiave:

Permeabilità: il terreno non deve consentire ristagni di acqua. Il substrato si deve asciugare velocemente. Per valutare ciò occorre anche considerare il contenitore su cui coltiviamo la nostra pianta (il vaso in coccio asciuga più velocemnte di quello di plastica, ecc.). Per questo motivo occorre comunque incorporare una buona percentuale di materiale drenante come lapillo vulcanico, pomice, ghiaietto, tutti materiali la cui granulometria non dovrebbe essere inferiore a 2 mm. di diametro.

Scioltezza: il substrato deve avere una struttura sciolta e porosa, lasciar passare agevolmente l'aria e l'acqua, non asciugare con lentezza, ma neppure troppo velocemente, non contenere troppa sostanza organica. Il terreno deve inoltre assicurare un'ottima ossigenazione alle radici ed al colletto evitando così pericolosi marciumi e consentendo un ridotto uso di fungicidi. Inoltre occorre ricordare che un substrato sciolto facilità molto le operazioni di rinvaso e di ricambio del pane di terra senza causare danni alle radici.  Occorre evitare in buona sostanza substrati che compattano. Fate molta attenzione all'uso di gesso, che talvolta viene consigliato per specie che troviamo anche su terreni molto ricchi di tale materiale in natura (es. Ariocarpus, Aztekium, Geohintonia, Turbinicarpus, ecc.). Non deve anche in questo caso aggiunto allo stato di polvere!


Contenuto in nutrienti: Come abbiamo detto le succulente crescono bene su molti substrati e di solito non hanno hanno grosse esigenze in concimazioni, tuttavia è necessario fornire loro un terriccio da cui possano ricavare i minerali necessari per un corretto sviluppo soprattutto durante la fase vegetativa. Per talune piante che ne richiedono un apporto costante può essere aggiunto nel substrato di coltivazione dei granuli di concime a lenta cessione, preferibilmente con un non troppo alto tenore di azoto. Per la maggior parte delle piante succulente comunque alcune concimazioni nel corso dei periodi vegetativi sono più che sufficienti anche se la pianta è coltivata in terreni poveri di sostanze umifere.


PH (grado di acidità o di basicità): le piante succulente, di norma, crescono bene su un substrato a Ph neutro (7) o leggermente acido (6-6,5), fatta eccezione per le epifite che preferiscono un substrato più acido ed alcune cactaceae messicane che invece lo prediligono più basico. Nella preparazione di un terreno occorre tenere conto che l’assimilabilità degli elementi nutritivi indispensabili alle piante è condizionata dalla reazione. Ferro, manganese, rame e zinco sono influenzati dal pH: un aumento del Ph induce una diminuzione di solubilità e, pertanto, una minore disponibilità per le piante le quali possono manifestare sintomi, più o meno gravi, di carenze nutrizionali: clorosi ferrica, carenza di manganese, ecc.. Al contrario, una diminuzione del Ph (aumento dell’acidità) favorisce la solubilità di questi elementi. Rilevanti sono gli effetti del pH su alcune attività biologiche del suolo. La reazione acida riduce o inibisce numerose attività batteriche, per cui risultano sensibilmente ridotti i processi di azotofissazione, di nitrosazione e di nitrificazione, e favorisce lo sviluppo e le attività dei funghi.
© 2006-2017 Mauro Zuntini e relativi fornitori
Tutti i diritti riservati
Torna ai contenuti | Torna al menu