Il genere Lophophora - La Casa delle Grasse

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Il genere Lophophora

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Il genere Lophophora,  il cui nome deriva dal greco lóphos che sta per 'ciuffo'  e da phéro 'che porta' e pertanto 'portatrice di ciuffo', facendo riferimento alla lanuggine che spunta dai tubercoli e soprattuto al centro della pianta in alcune specie, é un genere di cactaceae  originario di una vasta area con habitat molto differenziati che va dal Messico (Stati di San Luis Potosi, Zacatecas, Durango, Chihuahua, Coahuila, Tamaulipas, Nuevo Leon e Queretaro) fino agli Stati Uniti (Texas). Questa caratteristica indica un elevato livello di adattabilità della pianta alle diverse condizioni di vita. La troviamo di solito in ambienti dove cresce parzialmente interrata e spesso riparata da altre piante quali ad esempio Hechtia glomerata, Fouquieria splendens e Jatropha dioica. Talvolta tuttavia può crescere completamente esposta alla luce solare. Se coltivata alle nostre latitudini Lophophora tuttavia deve essere protetta dalle scottature del sole del mezzogioro e del primo pomeriggio e ciò è particolarmente importante soprattutto se le piante vengono spostate da una posizione ad un'altra oppure se vengono sposte al sole dopo il periodo di riposo invernale.
Sono piante dalla forma tondeggiante e tendenzialmente piatte con un numero di costolature variabile con l'età. Presentano sulle costolature delle areole evidenti, pelose e prive di spine. Con l'età le piante tendono ad accestire sviluppando progressivamente dei polloni basali. A partire dall'inizio dell'estate dalle areole poste al centro della pianta sbocciano piccoli fiori rosa o bianchi, che lasciano il posto a dei frutti allungati, di colore rosa brillante, simili a quelli di Mammillaria  che contengono molti semi di colore scuro.
Lophophora è tuttavia molto più nota con il nome di peyote,
termine che deriva dalla parola azteca "peyòtl" anche se quest'ultimo nome non si riferisce solo alla Lophophora williamsii. Gli Huichol, popolazione indigena della Sierra Madre che considera la pianta sacra e ne fa uso principalmente nel corso di cerimonie sacre e di cui la pianta rappresenta il fulcro del sistema religioso sciamanico la chiamano "hìkuri". Il riferimento principale del termine peyote è quindi a Lophophora williamsii anche se spesso sono chiamate con tale nome anche altre specie sia per la loro capacità di produrre effetti psicotropi sia per una certa somiglianza con L. williamsii (Astrophytum asterias, Ariocarpus, Mammillarie, Obregonia denegrii, Strombocactus disciformis e Turbininicarpus pseudomacrochele).
E' comunque una pianta la cui connotazione religiosa risale a tempi molto antichi. Infatti in un grotta del Texas è stato trovato un nascondiglio di peyote essiccato che risale a circa 7000 anni fa e la prima raffigurazione artistica della pianta, una ceramica funeraria trovata nel Messico occidentale, é datata tra il 100 a.C ed il 200 d.C. L'uso del peyote è infatti molto diffuso in cerimonie religiose e, poichè non cresce nella Sierra Madre, gli indigeni sono costretti ad affrontare lunghi viaggi per potersi approvvigionare delle scorte necessarie per le cerimonie, per il proprio uso personale e per commerciare  con le popolazioni vicine. A questo pellegrinaggio che è la manifestazione più sacra nel ciclo delle cerimonie annuali e serve anche da rito iniziatico, non partecipano tutti gli Huichol adulti, e non tutti sperimentano o hanno sperimentato il peyote o peyotl. Il pellegrinaggio non è obbligatorio, ma è un dovere  sacro, poiché rappresenta un enorme potenziale benefico per la propria vita e per quella dei propri famigliari. Tutti aspirano ad effettuare il pellegrinaggio almeno una volta della vita, gli sciamani almeno cinque. Gli Huichol prendono poi la pianta principalmente in due modi: il primo mangiando il cactus intero o tagliato a pezzetti a significare la carne del cervo, il secondo macinato e mescolato all'acqua a significare l'interdipendenza tra la stagione secca e quella umida, tra la caccia e l'agricoltura, e tra maschio e femmina (il cactus e il cervo sono maschi mentre l'acqua è femmina).
Per tornare all'interesse botanico è indubbio che le piante del genere Lophophora sono molto attraenti, di un bel colore grigio-verde-bluastro, prive di spine, che purtroppo in alcuni Paesi (in Italia la Lophophora williamsii risulta iscritta nelle tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope) non possono essere coltivate perchè  contengono numerosi alcaloidi di cui il più noto è la mescalinache ha un forte effetto psicoattivo. La mescalina è però soltanto uno delle decine di alcaloidi che sono stati isolati nella pianta tanto che Schultes la definì "una  vera e propria fabbrica di alcaloidi". Gli effetti infatti sono molto importanti e non comprendono solo allucinazioni visive, ma anche, tra le molte, allucinazioni auditive, olfattive, gustative, tattili ed alterazioni percettive spazio-temporali. Considerate pertanto che in Italia la detenzione di sostanze stupefacenti non riconducibili al solo uso personale costituiscono un reato penale.
Le piante in coltivazione sono di crescita abbasanza lenta anche se la coltivazione non si presenta particolarmente difficile. Le piante devono essere coltivate su un substrato molto ben drenato e minerale e devono essere posizionate in un luogo con una buona ventilazione. Quale substrato va benissimo la normale composta per cactaceae con l'aggiunta di un poco di argilla oppure di akadama. Il vaso dovrà inoltre essere sufficientemente profondo per consentire un equilibrato sviluppo della grossa radice fittonante. Le annaffiature devono essere fornite preferibilmente dal basso (anche per non fare annerire i ciuffi bianchi) e durante il periodo vegetativo devono essere abbondanti avendo però cura di far asciugare bene il terriccio tra una annaffiatura e l'altra e di assicurare alla pianta ogni tanto dei periodi più lunghi di siccità. In inverno invece e fino a che le temperature sono basse le annaffiature dovranno essere completamente sospese. Non preoccupatevi se il corpo della pianta di Lophophora diventerà morbido in quanto questo genere di piante può perdere anche la metà del suo volume durante l'inverno senza correre ancun rischio. Un paio di volte durante la stagione vegetativa le piante possono essere irrigate con un concime solubile per cactacee a basso tenore di azoto. Riguardo alle annaffiature occorre però fare attenzione all'eccesso di acqua che può portare alla spaccatura dei tessuti del corpo ed alla creazione di una cicatrice sulla pianta oppure al sviluppo di marciumi che possono portarla alla morte. Occorrerà fare attenzione agli eccessi di annaffiature soprattutto nel periodo primaverile quando è meglio aituarle poco alla volta alle annaffiature più abbondanti. Per quanto riguarda le temperature sono piante che resistono tranquillamente a vari gradi sotto zero, se asciutte.
La riproduzione di Lophophora avviene agevolmente per seme i cui semi devono essere utilizzati freschi e ben puliti della polpa del frutto che li contiene. E' preferibile, come per la maggior parte delle cactaceae, seminare in primavera o all'inizio dell'estate assicurando una temperatura compresa tra i 20 °C e i 30 °C con una temperatura notturna leggermente inferiore del giorno. Può anche essere riprodotta facendo radicare i giovani polloni laterali che solitamente la pianta produce abbondanti con l'età.



Famiglia: Cactaceae

Genere: Lophophora


Specie:


Lophophopra diffusa
(Croizat) Bravo


Lophophora fricii Habermann


Lophophora jourdaniana Habermann


Lophophora koehresii Riha


Lophophora williamsii (Lemaire) Coulter

Lophophora williamsii (Lemaire ex Salm-Dyck) J. Coulter - Immagine da Britton, N.L., Rose, J.N., The Cactaceae, vol. 3: t. 10
Lophophora sp. accestita
Lophophopra diffusa (Croizat) Bravo a Pena Blanca, Queretaro, Messico - Immagine di Amante Darmanin
Lophophora diffusa (Croizat) Bravo in Messico a Pena Blanca, Queretaro - Immagine di Amante Darmanin
Lophophora sp.
Lophophora sp. accestita
Lophophora sp.
Lophophora sp. crestata - fiore
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