Introduzione alle piante grasse - La Casa delle Grasse

La Casa delle Grasse
la passione per le piante succulente
Vai ai contenuti

Menu principale:

Introduzione alle piante grasse

Le piante grasse

Le piante grasse, pur appartenendo a diverse famiglie botaniche, hanno in comune l'essersi nella loro storia evolutiva fortemente specializzate, attraverso un forte adattamento morfologico e fisiologico, per sopravvivere in ambienti diversi, spesso aridi.

Le piante grasse occupano quasi ogni tipo habitat terrestre: deserti caldi, deserti freddi, praterie, boschi ombrosi, foreste pluviali, e zone alpine.
Infatti, nonostante sia vero che le piante grasse necessitano di poca acqua e che possiedono un'alta resistenza alle condizioni avverse sia dei terreni che del clima, solo alcune di loro provengono realmente da climi desertici in quanto la maggior parte delle specie succulente proviene da altri ambienti, quali ad esempio savane e steppe, ambienti situati ai margini dei deserti veri e propri. Sono ambienti caratterizzati da precipitazioni annue più elevate dei veri e propri deserti. Le precipitazioni però avvengono con una elevata stagionalità, in un ambiente caratterizzato da temperature elevate e da forte irraggiamento solare, in presenza di scarsa vegetazione arborea. Siamo in presenza di una stagione piovosa seguita però da una stagione secca più prolungata e ciò ha spinto ugualmente le piante ad un forte adattamento ambientale per consentirne la sopravvivenza. Alcune specie provengono invece dalle foreste tropicali, dove la siccità è un problema sconosciuto, ma l'acqua, pur se disponibile in abbondanza, non può essere assorbita con regolarità dalla pianta perchè la stessa non viene trattenuta a lungo dal suolo oppure perchè le piante non hanno apparati radicali sufficientemente estesi  per assicurarle una idratazione costante. Sono questi i casi di Peperomia e di Hoya, ma anche di cactaceae come Rhipsalis ed Epiphyllum che provengono dalle foreste dell'America centrale e meridionale.
Per la caratteristica che abbiamo detto è pertanto più corretto definire le piante grasse come piante succulente in quanto hanno trasformato i loro tessuti (foglie, fusto, radici) per adattarli a sopravvivere a lunghi periodi di siccità e per contenere una grande quantità di liquidi. I tessuti parenchimatici, in questo caso parenchimatici acquiferi, cioè i tessuti che si trovano al di sotto dei tessuti tegumentali esterni e circondano tutti gli altri tessuti (specialmente meccanici e conduttori) si sono adattati e nelle piante succulente sono costituiti da cellule con una cuticola molto spessa, di dimensioni molto grandi, che hanno la capacità, grazie alla presenza nel vacuolo di materiali mucillaginosi allo stato colloidale, di trattenere l’acqua.

Ma trattenere talvolta grandi quantità di acqua non basta per raggiungere l'obiettivo di sopravvivere in ambienti così ostili, occorre recuperare anche tutta l'acqua disponibile dall'ambiente, per esempio dall'umidità della notte oppure dalle nebbie. Un interessante  studio pubblicato su Nature communications  spiega l'efficiente metodo di recupero dell'acqua dalle nebbie nella specie Opuntia microdasys, una specie originaria delle zone aride del deserto di  Chihuahua, molto nota e diffusa in coltivazione. Lo studio dimostra come la pianta abbia sviluppato un sistema di raccolta delle nebbie unico nel suo genere che integra varie strutture della pianta ai fini della deposizione, raccolta, trasporto e assorbimento delle gocce d'acqua. Opuntia microdasys con l'integrazione di gruppi ben distribuiti di spine coniche e tricomi sui glocchidi del cactus  assorbe l'acqua delle nebbie. La conformazione di questi organi e la loro disposizione hanno un ruolo importante nella raccolta dell'acqua come ben evidenziato dalle immagini a lato che abbiamo ripreso dall'articolo. Le immagini mostrano molto chiaramente come il sistema messo in atto dal cactus consenta di raccogliere efficacemente l'umidità della nebbia utilizzando la struttura delle spine fino all'assorbimento rapido delle goccie d'acqua che si sono formate da parte dei tricomi. Un ulteriore studio è stato recentemente pubblicato su Nature e analizza Gymnocalycium baldianum. Lo studio ha dimostrato come la particolare conformazione squamosa della superficie della pianta e soprattutto la particolare conformazione delle spine del cactus favorisca lo scorrimento delle gocce di acqua tanto da essere individuato quale modello da studiare per la realizzazione di un sistema che possa trasportare acqua senza l'impiego di energia supplementare.
Tuttavia l'acqua accumulata con questo metodo od assorbita attraverso le radici, anche se accumulata in grandi quantità, non deve essere dispersa attraverso la traspirazione perchè per consentire la sopravvivenza e lo sviluppo della pianta deve essere destinata interamente ai fenomeni fisiologici dell'accrescimento e della riproduzione. La traspirazione è il processo attraverso il quale l’umidità è trasportata attraverso le piante dalle radici ai piccoli pori sulla faccia inferiore delle foglie, dove si trasforma in vapore e viene rilasciata nell’atmosfera. La traspirazione è essenzialmente l’evaporazione dell’acqua dalle foglie delle piante. Per dare un'idea dell'importanza della traspirazione si può osservare che durante la stagione vegetativa, una foglia può traspirare più acqua del suo proprio peso, ed una grande quercia può traspirarne mediamente 150.000 litri all’anno. Devono tuttavia essere considerati alcuni dei fattori atmosferici che influenzano la traspirazione quali:
  • la temperatura: la traspirazione aumenta se la temperatura aumenta, specialmente durante la stagione vegetativa,  quando l’aria è più calda e le piante sono in crescita;
  • l'umidità relativa: quando l’umidità dell’aria intorno alle piante aumenta, la traspirazione diminuisce in quanto l'acqua evapora con maggiore intensità se l'aria è asciutta, molto meno se l'aria è umida;
  • il vento: l’aumento del movimento dell’aria intorno alle piante fa aumentare la traspirazione;
  • il tipo di pianta: le piante traspirano con diversa intensità.
Alcune piante che crescono nelle regioni aride, come le succulente, conservano la preziosa acqua riducendo  di molto la traspirazione. Talvolta infatti le foglie si sono trasformate in spine trasferendo la funzione clorofilliana sul fusto. Un'altra caratteristica di questa piante è quella di aver ridotto al massimo i processi respiratori e traspiratori, pertanto, nei periodi particolarmente piovosi, sono in grado di accumulare  nei loro tessuti notevoli quantità d'acqua, che viene utilizzata per compiere le funzioni vitali nei periodi di siccità. Sono quindi piante che sono caratterizzate da una elevata specializzazione finalizzata a resistere in condizioni di siccità prolungata.
Da questa descrizione dobbiamo però escludere le piante caudiciformi e pachicauli che di solito per gli appassionati di piante grasse fanno rientrare nella stessa categoria, ma che non hanno le caratteristiche di adattamento alla siccità delle piante succulente vere e proprie. Infatti queste piante non sono caratterizzate dalla trasformazione di fusto e foglie per immagazzinare l'acqua nel particolare tessuto del parenchima acquifero, ma la strategia di 'sopravvivenza' è basata sulla separazione della funzione di sintesi delle sostanze nutritive (svolta dalle foglie) da quella di stoccaggio che avviene nel caudex, posto sopra o sotto il livello del terreno. Le caudiciformi, che non appartengono ad un'unica famiglia botanica, e che appartengono a famiglie e generi che contengono sia piante succulente sia piante non succulente, sono caratterizzate da un fusto/radice (caudex o caudice) vistosamente ingrossato che può avere varie forme, talvolta interrato oppure emergente o al livello del terreno. Le caudiciformi hanno di solito foglie non succulente e talvolta leggermente carnose che perdono con l'arrivo dell'inverno o della stagione sfavorevole. Le principali caratteristiche delle piante caudiciformi sono ben rappresentate da G. Rowley nel suo bel volume sulle questa categoria di piante:
  • presenza di organi destinati alla fotosintesi ed allo stoccaggio di sostanze nutritive nettamente distinti;
  • caudice privo di attività di fotosintesi e privo di venature;
  • rami sottili, scarsamente succulenti, fragili, volubili e rampicanti o ricadenti;
  • foglie mesofite (necessitano di medie quantità di acqua distribuite durante il periodo vegetativo) e decidue;
  • foglie composte o lobate;
  • fiori unisessuali, solitamente di piccole dimensioni;
  • piante dioiche.
Fra le numerose piante grasse, alcune delle più comunemente coltivate sono: Cactaceae, Euphorbiaceae, Liliaceae, Crassulaceae, Apocynaceae, Agavaceae, Aizoaceae, Portulacaceae.
Normalmente sono piante di modeste dimensioni anche se esistono comunque numerose eccezioni come ad esempio nella famiglia delle cactaceae (Carnegiea gigantea, meglio  nota come Saguaro) o delle agavaceae, con piante che talvolta possono raggiungere i 15 metri di altezza nelle condizioni ideali od anche alla Adansonia digitata (Baobab) della famiglia delle Bombacaceae che raggiunge agevolmente i 10 metri di altezza.
Le Cactaceae, chiamate cactus, sono una parte importantissima delle piante succulente, e presentano un aspetto del tutto particolare tra le specie vegetali. Sono piante che sono ampiamente riconosciute per la loro forma e la condizione di crescita specializzata normalmente senza foglie e spesso spinose. Sono il risultato dell'evoluzione e dell'adattamento delle piante ad ambienti aridi. Pereskia, un genere, di collocazione incerta all'interno delle Cactaceae, composto da una decina di specie con sviluppo fogliare regolare è generalmente considerata come la rappresentazione della "cactus ancestrale". I cactus si sarebbero evoluti partendo dalla morfologia altamente specializzata e dalla fisiologia di questo genere. In ogni caso i cactus rappresentano uno dei casi più estremi di specializzazione ecologica e morfologica nelle piante.
Le cactaceae sono caratterizzate da strutture  specializzate chiamate areole. L'areola è una piccola zona circolare, con confini ben delineati, che si differenzia dai tessuti circostanti per una diversa colorazione e nelle piante succulente è la zona circoscritta in cui nascono le spine generalmente  accompagnate da piccoli peli più o meno ruvidi o setosi.
Il fusto può essere di varie forme: colonnare, cilindrico, sferico, costolato, mentre le radico possono essere fibrose o tuberose.
I fiori sono più spesso solitari, ma anche a gruppi, e di solito contengoni sia gli organi riproduttivi maschili (stami) sia gli organi riproduttivi femminili (pistilli). Sono per lo più diurni e si aprono generalmente per pochi giorni o per poche ore per evitare  l'eccessiva disidratazione della piante.
Questa famiglia di piante proviene dagli ambienti più diversi (deserti, praterie, foreste) di buona parte del pianeta e conta molte migliaia di specie.
Un vecchio giardino di piante succulente
Le diverse fasce climatiche e la relativa vegetazione, carta di Laura Canali tratta dal Quaderno Speciale di Limes 1/2006 "Tutti giù per terra"
Le precipitazioni nelle varie parti del mondo
L'irraggiamento solare nella terra
Aspetto e superficiali strutture di Opuntia microdasys da "A multi-structural and multi-functional integrated fog collection system in cactus" Nature communications 4 dic 2012
Osservazione al microscopio ottico della raccolta dell'acqua direzionale sulla spina di cactus disposto a varie angolazioni da "A multi-structural and multi-functional integrated fog collection system in cactus" Nature communications 4 dic 2012
Osservazione al microscopio ottico del processo dettagliato di raccolta acqua su una singola colonna orizzontale e due spine adiacenti con tricomi da "A multi-structural and multi-functional integrated fog collection system in cactus" Nature communications 4 dic 2012
Meccanismo di raccolta della nebbia su opuntia microdasys da "A multi-structural and multi-functional integrated fog collection system in cactus" Nature communications 4 dic 2012
Movimento delle gocce di nebbia su Gymnocalycium baldianum - Immagine da "Effective directional self-gathering of drops on spine of cactus with splayed capillary arrays", Chengcheng Liu, Yan Xue, Yuan Chen, Yongmei Zheng; in Scientific Reports, Nature, 7 dicembre 2015
Ripsalis sp.
© 2006-2017 Mauro Zuntini e relativi fornitori
Tutti i diritti riservati
Torna ai contenuti | Torna al menu